La Grecia esce dall’Euro,
dall’Europa? Ci resta? Meglio se esce? Meglio se resta? Il dibattito al
proposito è quotidiano, feroce, spesso sconclusionato, e per me quasi
incomprensibile. Colpa mia: di economia non capisco niente e, per giunta, mi
ostino ad applicare regole di logica e buon senso a una disciplina che, come
appare evidente, procede su tutt’altri binari. Non voglio giustificare la mia
ignoranza in materia facendo notare che la notevole disparità di dati, oltre
che di opinioni, rigurgitati ogni ora da più settimane da ogni media possibile
e immaginabile non facilita la comprensione di nessuno. Quanto incide il
sistema pensionistico (pare dissennato) sul mirabolante debito pubblico greco?
Quanto l’evasione delle tasse (pare siano più bravi di noi)? Quanto i privilegi
delle varie caste elleniche (pare più intangibili delle nostre)? Quanto un'Iva piuttosto
esigua? Ecco, ognuno dice la sua anche dove basterebbe comunicare qualche dato
attendibile… ma, diavolo!, la Grecia non era entrata in Europa proprio
truccando dati ufficiali che nessuna OCE (Occhiuta Commissione Europea) si era
peritata di verificare, mah…
Il problema di approdare a dati attendibili attraverso
il mare magnum della comunicazione va però ben oltre la questione greca. È infatti
facilissimo reperire in breve opinioni praticamente su tutto, ma quanto difficile reperire dati
attendibili su qualsiasi cosa. Nel mondo social le Opinioni la vincono alla grande sulle semplici Informazioni, e non vedo facili rimedi allo scompenso.
La questione greca,
comunque si risolverà, sta intanto rilanciando con vigore i più triti luoghi
comuni su popoli e nazioni, tanto più detestabili, si sa, quanta più verità
contengono. Cosa non si dice sui tedeschi da una parte e sui greci dall’altra.
Non serve riportare nessun esempio…
Io soffro sempre quando
sento parlare di interi popoli come se si trattasse di un singolo individuo,
vuoi ammirevole o deprecabile. Ora si sente dire da più parti che i greci han
vissuto allegramente scialacquando; che, molto latinamente, si sono concessi
per lunghi anni privilegi che non si potevano permettere (pare meglio di noi
anche in questo: una faccia, una razza). Ora, non mi interessa quanto questo
sia vero. Quando sento giudizi come questi rivolti a un intero popolo mi viene
da chiedere: “I greci chi?”.
Quanti greci oggi stanno
pagando, e quanto duramente, per colpa di governi sciagurati che hanno sciaguratamente
imboccato le politiche alla base del disastro attuale? Forse che s’è fatto un
referendum ogni volta che i colonnelli di turno han deciso di comprare armi,
magari dalla Germania? Forse che la genia dei ricconi ellenici esentasse è
frutto di consenso plebiscitario? Bisognerebbe sempre riferirsi alle élites al
potere e ai governi più che ai popoli, perché alla fine chi paga per tutti è
proprio chi si è divertito meno. Conosco molti milanesi, tanto per stare dalle
mie parti, che durante gli anni Ottanta nella “Milano da bere” han bevuto come
al solito e non han comprato niente che non potessero permettersi, né han
rubato per fare shopping… e se qualcuno oggi va a dirgli che la crisi se la son
meritata, beh, una bella ginocchiata nelle gonadi sembra appropriata.
E dei tedeschi, ora nemico
numero uno in Europa della Grecia, dei tedeschi che non sanno godere la vita?
Che sono duri, rigidi, spietati burocrati senza fantasia né gusto? Di questi
tedeschi che dire? Anche qui mi vien da chiedere: “I tedeschi chi?”.
Per quanto mi riguarda
vorrei più Europa e non certo che la Grecia ne uscisse. Vorrei un vero parlamento
europeo, una vera politica estera europea, una classe politica europea con una
visione che spazi al di sopra dei più meschini interessi nazionali. Perché gli
europei – greci, tedeschi o italiani che siano – sono molto meglio
dell’accozzaglia di lobbisti che li rappresenta stazionando vanamente a
Bruxelles.
Nessuno ha amato tanto la Grecia come i tedeschi nell'Ottocento, tanto che qualche pezzo di pregio se lo sono portato a casa. Sopra, un'idealistica ricostruzione dell'Acropoli e dell'Areopago di Atene: dipinto di Leo von Klenze del 1846 (Neue Pinakothek, Monaco di Baviera).

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